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Coltelli e purè

Non la caccia né il fuoco, ma il coltello e in particolar modo lo schiaccia patate sono stati il motore dell’evoluzione umana. La vera pietra miliare dell’umanità è stato il primo purè.

“Lieberman e Zink dicono di non disconoscere l’importanza della cottura, propongono – invece – un processo in due fasi: ridurre in poltiglia e tagliare gli alimenti hanno dato il via a quella spinta evolutiva che ha portato a denti, intestino e mascelle più piccole, la cottura, più tardi, ne ha finito il lavoro.”

http://www.evoluzioneculturale.it/2016/11/25/1196/


Globalismo shglobalismo

Un articolo e due commenti sul “globalismo”…

Alessandro Maran
In tutto il mondo i leader nazionalisti, populisti e dell’estrema destra hanno reagito con gioia all’elezione in America di Donald Trump. Lo ha documentato subito il Guardian.

Ma cos’è che li unisce? Secondo Fareed Zakaria, quel che accomuna molti degli ammiratori internazionali di Donald Trump è l’idea che l’ordine globale esistente sia marcio e debba essere demolito. Cosa, peraltro, sulla quale parecchi dei suoi sostenitori americani sarebbero d’accordo.

Tutti i partiti europei che festeggiano la vittoria di Trump chiedono la “rottamazione” dell’Unione europea e, più in generale, di una comunità occidentale molto unita e incentrata su valori e interessi condivisi. Sono quasi tutti sorprendentemente filo-russi perché vedono nella Russia di Vladimir Putin un paese che cerca attivamente di indebolire il sistema internazionale attuale. Molti di questi gruppi contano sul sostegno aperto (e in diversi casi anche su quello nascosto) da parte della Russia e beneficiano della guerra informatica del Cremlino.

Ma che cos’è questo “globalismo” al quale questa gente si oppone così tanto? Dopo il 1945, dopo la Grande depressione e due guerre mondiali, le nazioni occidentali hanno stabilito un sistema internazionale caratterizzato da regole che rispettano la sovranità nazionale, consentono il fiorire del commercio globale, e incoraggiano il rispetto dei diritti umani e delle libertà. Questo ordine si é tradotto nel più lungo periodo di pace tra le principali potenze del mondo, ed è stato caratterizzato da una diffusa crescita economica che ha creato ampie classi medie in Occidente, ha permesso il rilancio dell’Europa e una crescita nei paesi poveri che ha fatto uscire centinaia di milioni di persone dalla povertà e ha diffuso la libertà in tutto il mondo.

Il ruolo degli Stati Uniti in tutto questo è stato centrale. Gli USA hanno fissato l’agenda e fornito la sicurezza, che non ha significato soltanto dissuadere l’Unione sovietica e le altre potenze aggressive. Radek Sikorsky, l’ex ministro degli esteri della Polonia, ha infatti ricordato: “l’influenza dell’America ed il suo impegno sono stati la nostra coperta di Linus. Hanno consentito che le rivalità nazionali dell’Europa restassero inattive. Se togli queste garanzie, l’Europa potrebbe diventare molto instabile”. Senza contare che l’Unione europea è il mercato più grande del mondo e il più grande partner commerciale degli Stati Uniti.

Ovviamente, anche per gli Stati Uniti, il globalismo a prodotto enormi vantaggi. Con il 5% della popolazione mondiale, gli Stati Uniti dominano economia globale, nella tecnologia, nell’istruzione, nella finanza e nell’energia pulita. In America, un posto di lavoro ogni cinque è il risultato del commercio, e la proporzione sta crescendo molto rapidamente. Inoltre, gli Stati Uniti mantengono la moneta di riserva del mondo, che dà loro un enorme vantaggio economico.

I benefici della crescita e della globalizzazione non sono stati distribuiti equamente, ed il ritmo del cambiamento genera ansia dovunque. Ma queste sono ragioni per investire di più nella gente, aggiornare le loro competenze, migliorare le loro capacità e integrare meglio le comunità. Non sono ragioni per distruggere il sistema internazionale più pacifico e produttivo mai immaginato nella storia dell’umanità. Teniamolo a mente.

COMMENTO di Vincenzo
Fucking shit!! E sono gentile… La prima parte va bene, ma poi fa un’apologia della globalizzazione dove dimentica le guerre postcoloniali finanziate dagli usa e dall’URSS, dimentica lo sfruttamento del terzo mondo e le dittature imposte qua e la. Inoltre rappresenta in modo molto distorto il ruolo degli USA nell’unificazione europea. Insomma, globalizzazione= pace e sviluppo nei paesi occidentali, guerre e disuguaglianze nel resto del mondo. Facile da occidentale farne un’apologia. Non dice poi che il motivo per cui il mito della globalizzazione sta andaando in crisi e i populismi acquistano sempre più spazio: la fine dell’ordine mondiale sancito da Yalta ed entrato in oscillazione già nel’89. Con l’ascesa economica della Cina di Yalta è rimasto solo l’immenso apparato finanziario e il tessuto di rapporti diplomatici e commerciali dell’occidente non più sostenuto però da una effettiva supremazia economica e neanche militare. Con l’ordine mondiale che cambia combiano anche le mitologie e quella della globalizzazione prospera e pacifica (alle spese del resto dell’umanità) sta crollando. Sull’ultima frase però mi soffermerei un’attimo. Guerra di Corea: 4 mln di morti. Guerra del Vietnam: 1-4 mln di morti. Guerra Iran-Iraq: 1 mln di morti. Vari conflitti arabo israeliani: 100.000 morti. Guerre jugoslave: oltre 100.000 morti. Poi ci sono state le guerre tra India e Pakistan, numerose guerre in africa e in america latina, dittature ferocissime sconosciute nei secoli precedenti. Repressioni sanguinose sconsciute nei secoli precedenti. Svariate pulizie etniche… Insomma dopo la seconda guerra mondiale è stato un vero paradiso per chi ha avuto la ventura di nascere nel secondo o nel terzo mondo. Ci vuole un certo coraggio a scrivere l’ultima frase, “teniamolo a mente”

COMMENTO di Noreset
Il punto è la situazione grottesca in cui un “globalista” si trova adesso, a dire: “ricordatevi che è la globalizzazione ad averci reso ricchi e grassi come siamo oggi. Perché volete distruggere questa meravigliosa macchina?”. Evidentemente non è più così facile neanche da occidentali farne un’apologia!

Non penso che “i populismi” dipendano dalla fine dell’ordine mondiale o dal crollo della mitologia della globalizzazione pacifica: è sempre fregato a pochi quello che accade negli altri continenti.
Penso piuttosto che dipendano dal crollo delle aspettative materiali, dal contrarsi di economie che vivono del concetto di crescita illimitata, collettiva ma soprattutto personale. Non è tanto l’effetto tangibile sulla vita quotidiana ma sulla visione del mondo. La crescita di Cina e altre potenze e il calo in corso delle economie occidentali sono fenomeni non catastrofici e tutto sommato fisiologici, come il povero globalista prova a suggerire.

I populisti occidentali gettano a terra il giocattolo globale perché non sono più i primi della classe… Ovunque l’Occidente frigna, e non sono nemmeno arrivate le mazzate vere (l’esaurirsi delle risorse fondamentali come acqua potabile, terra coltivabile, combustibili, fosfati, sabbia…).


Non capire un tubo II

Mi è stato fatto giustamente notare che il dubbio sistematico applicato alla collocazione del potere produce un brodo di coltura ideale per il complottismo. Ebbene, è venuto il momento di riconoscerlo. Esistono poteri occulti e privi di qualunque legittimazione democratica che godono di un’influenza enorme e che si battono strenuamente per ampliare il loro dominio. Per rendersene conto basta volgere lo sguardo alla considerazione che gli interessi di alcune potenti lobby incontrano presso le istituzioni europee. O all’indispensabilità del sostegno di grandi finanziatori per entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti. O ancora al fatto che alcuni degli spazi pubblici più importanti del mondo, quelli digitali, siano in mano all’arbitrio di interessi privati. Si tratta di temi fondamentali dell’epoca in cui viviamo e credo che sarebbe interessante concentrare l’attenzione su ognuno di essi. Soltanto l’idea mi stanca moltissimo, perciò preferisco coinvolgervi in un esercizio puramente teorico che non mi crei troppe complicazioni.

Quali sono le logiche cui rispondono questi poteri che tramano dietro le quinte? Sono tra loro in una relazione armonica o concorrenziale? Perseguono strategie di lungo termine (la conquista del mondo, la distruzione dell’umanità) oppure sono condizionati da imperativi impellenti (l’aumento dei dividendi degli azionisti, la remunerazione dei capitali)? Quali sono i loro veri obbiettivi?

È di fronte a queste domande che mi sembra che il pensiero complottista mostri delle crepe. Le fortissime tensioni e contraddittorietà che caratterizzano la contemporaneità si conciliano male con la presenza di un potere malvagio, del genere Matrix, che è responsabile del nostro tribolare. L’impressione di essere di fronte a uno sviluppo ingovernato (ingovernabile?) e per tutti minaccioso mi fa propendere per l’idea che tra le tante forze in conflitto il caos sia quella prevalente. Sono questioni profondamente diverse, ma le ragioni per cui non credo nella Cospirazione somigliano molto a quelle per cui non mi convince questa storia di Dio (con maiuscola deferenza nel caso che invece mi sbagli): entrambi corrispondono meglio al mio bisogno di ordine e significato che a come veramente mi appaiono le cose. Esiste un altro motivo di carattere procedurale per cui, nonostante riconosca l’influenza (pericolosamente crescente?) di poteri occulti e irresponsabili, mi sento così distante dal complottismo. Non vorrei cadere nelle maglie della legge di Godwin, ma il processo per cui si conoscono i responsabili del Male senza essere in possesso di prove non è troppo diverso da quello con cui lo si attribuisce alla perversione del giudaismo internazionale.

Qui emerge però un problema che per me è fondamentale e di cui abbiamo già discusso in altre occasioni. Dire che, sì, esistono dei poteri oscuri, spregiudicati e antidemocratici, ma che, no, non sono responsabili di ogni male, è molto meno efficace che bandire una bella crociata. Più in generale “sì, ma…” è una posizione più debole rispetto alla divisione del mondo in bianco e nero. Forse perché le semplificazioni alimentano la speranza che, una volta sconfitti i cattivi, la pace e la giustizia finalmente regneranno. Forse anche per altre ragioni. In ogni modo credo che questa esigenza di semplificazione contribuisca all’attuale ascesa dei populismi. La riflessione che vorrei proporre è: possiamo batterli con le loro stesse armi? È possibile creare un linguaggio semplificato in cui trasmettere la complessità? Oppure: esiste la possibilità di rifiutare un agone che vedrebbe i nostri argomenti soccombere e sovvertire le regole del gioco? Può la debolezza trasformarsi in una forza? –credo che continui


Non capire un tubo

Qualche giorno fa ho scritto un post sull’elezione di Trump che ho deciso di non pubblicare. Probabilmente la cosa che più mi lasciava più insoddisfatto era lo stile, così scontato e impersonale.

La consuetudine a nascondere le mie lacune o anche la mia stessa esistenza, che negli ultimi anni mi è sembrata particolarmente appropriata, stride troppo con il dubbio categorico e la grande professione di ignoranza cui mi volevo dedicare. Nell’articolo constatavo la contraddittorietà delle reazioni che il voto degli americani ha suscitato tra i miei interlocutori abituali, che spaziavano dalle varie declinazioni del “tanto peggio, tanto meglio” al catastrofismo più oscuro, compiaciuto o disperato. Ma quello che più mi spiazzava era la mia incapacità di collocarmi in qualche punto di questo spettro in modo ben argomentato, oltre che l’impressione che si tratti di un problema generale (confermate?). In particolare mi sembra di non avere elementi sufficienti per dare un giudizio serio sulla distribuzione del potere/dei poteri (Trump ha le mani libere?) e sul grado di controllo che questo/i esercita/no sulla realtà (c’è qualcuno che sa cosa sta succedendo oppure le cose si fanno da sole?). Eppure io leggo! Io leggo tutto il tempo, cazzo! Al di là di ogni considerazione sarcastica, si pone per me il problema della qualità delle mie fonti di informazione, che mi sembrano carenti soprattutto dal punto di vista delle capacità interpretative. Inoltre sento la mancanza anche di un tessuto di riferimenti culturali (anche portatori di tesi concorrenti) sufficientemente condiviso, stabile e affidabile. Senza dubbio si tratta di un progresso rispetto a un insieme di riferimenti culturali basati sull’ideologia, che sì permette un’interpretazione lineare e condivisa del mondo, ma al prezzo di semplificazioni della realtà che sono rozze e manichee. Però, ecco, spesso mi pare di volteggiare in una specie di vuoto in cui diventa difficile definire le mie stesse priorità esistenziali (ha senso dedicarsi alla cura del proprio giardino privato? Ha senso l’impegno al di fuori di esso?). Quindi ecco una prima proposta per questo blog: costruire, mettendo in comune risorse ed esperienze, un insieme di riferimenti interpretativi che sia plurale e contraddittorio, ma allo stesso tempo condiviso e stabile. – forse continua –


Spirits Rejoice!


Indebite ingerenze e politicamente corretto.

Pur non amando il “politicamente corretto”, credo che la critica al cosiddetto buonismo sia perlopiù un pretestuoso bastone per silenziare qualsiasi tentativo di cambiamento etico o sociale. Di rado la critica riguarda l’inefficacia, la meccanica stupidità, la rigidità mortuaria del politicamente corretto; di solito lo scopo è riconquistare il proprio diritto a proclamare ad alta voce e senza vergogna le proprie opinioni intolleranti e odiose. Gente che se potesse abolirebbe immediatamente la libertà di parola si lamenta di non avere il diritto di esprimere qualunque opinione senza alcuna conseguenza. Per citare una vecchia vignetta di Altan:

– Lei è stronzo e pericoloso!
– Questa è una indebita ingerenza nei miei affari interni.

L’articolo qui sotto racconta la storia di un povero prof, licenziato per aver detto “nigger” mentre consigliava un libro dal titolo “Nigger”. Per fortuna nei commenti qualcuno fa il lavoro al posto dei giornalisti e spiega:

“Come si può leggere affermano che quel singolo episodio è di valore nullo e ha comportato una distorta rappresentazione della loro lotta che ha ben altri scopi e motivi.

Molto di quanto dicono mi ricorda le vuote parole che ogni assemblea studentesca o consulta o come-vogliono-chiamarsi producono ogni anno, anche in Italia. Un minestrone di vari propositi e ideologie in cui ci si può trovare di tutto. Ma non per questo, secondo me, va derubricata come folle perché i media hanno deciso che era importante solo quando è uscita ‘the n-word'””.

www.hookii.it/un-caso-di-ordinaria-correttezza-politica/#comment-2997107305


Nuclear war – Sun Ra

Una canzone per questo giorno di elezioni.


Nuclear War

Nuclear War
They’re talkin’ about
Nuclear War
Nuclear War
Nuclear War
They’re talkin’ about
Nuclear War

It’s a motherfucka
Don’t you know?
They’re talkin’ about
Nuclear War
They’re talkin’ about
Nuclear War

It’s a motherfucka
Don’t you know?
It’s a motherfucka
Don’t you know?
If they push that button
Your ass got to go.
It’s a motherfucka
Don’t you know?
If they push that button
Your ass got to go.

They’re talkin’ about
Nuclear War
They’re talkin’ about
Nuclear War
If they push that button
Your ass got to go.
They’re talkin’ about
This Nuclear War
They’re talkin’ about
Nuclear War

If they push that button
Your ass got to go.
If they push that button
Your ass got to go.

Gonna blast you
So high in the sky
Gonna blast you
So high in the sky
You can kiss your ass goodbye
You can kiss your ass goodbye
You can kiss your ass goodbye
If they push that button
If they push that button
Gonna blast your ass
So high in the sky
You can kiss your ass
Goodbye goodbye
You can kiss your ass
Goodbye goodbye
You can kiss your ass
Goodbye goodbye

If they push that button
If they push that button
If they push that button
If they push that button

You can kiss your ass
Goodbye goodbye
Kiss your ass
Goodbye goodbye

They’re talking about
Nuclear war
They’re talking about
Nuclear war

Radiation
Mutation
Radiation
Mutation
Radiation
Mutation
Fire
Fire
Hydrogen bombs
Atomic bombs
Kiss your ass
Goodbye goodbye

If they push that button
If they push that button
It’s a motherfucka!
Don’t you know?!
It’s a motherfucka!
Don’t you know?!

If they push that button
If they push that button
Your ass got to go
Your ass got to go

It’s a motherfucka!
Don’t you know?
It’s a motherfucka!
Don’t you know?

Tell them ‘bout it, Tyrone
It’s a motherfucker
Don’t you know?
It’s a motherfucker
Don’t you know?

If they push that button
Your ass got to go!
What’cha gonna do?
Without your ass?
What’cha gonna do?
Without your ass?

If they push that button
Your ass got to go!
Oh, what’cha gonna do?
Without your ass?
Oh, what’cha gonna do?
Without your ass?

If they push that button
If they push that button
You can kiss your ass
Goodbye goodbye
You can kiss your ass
Goodbye goodbye

They’re talking about
Nuclear war!

Talkin’ about
Nuclear war

Mutations!
Radiation!
Mutations
Radiation

If they push that button
If they push that button
Radiation
Makes mutations
Makes radiations
Makes mutations

Theyre talkin’ about
Nuclear war
Talking about
Nuclear war

Fire!
Melting!
People!!
Buildings!
Burnt grass!

If they push that button
If they push that button
It’s gonna blast you so high
Up in the sky
You can kiss your ass
Goodbye
Farewell
Goodbye ass

It’s a motherfucka
Don’t you know?!
It’s a motherfucka
Don’t you know?!

If they push that button
If they push that button
If they push it?
Kiss your ass goodbye.