Anni fa fui molto impressionato da una frase del mio maestro di chitarra: “Bob Dylan si costringeva a scrivere una canzone al giorno”. Da allora capita anche a me di ripromettermi cose simili in seguito alle brusche ed effimere ripartenze che caratterizzano la mia andatura a strappi. Recentemente avevo preso la decisione di scrivere molto più spesso dei post (ogni tre giorni, che sennò vi vizio). Questo proposito estemporaneo mi ha sbattuto di fronte all’inaspettata esiguità delle mie fonti di ispirazione. Di cosa potrò mai scrivere oggi? Rimpiangere un’idealizzazione delle botteghe di paese, per riprendermi dalla delusione della cattiva marmellata comprata nel negozio biologico vicino a casa? Oppure della piacevole sorpresa che nessuno di noi si sente a suo agio all’idea di sterminare le formiche che ci infestano casa (stiamo provando con una specie di moral suasion a base di talco e aceto)? Improvvisamente mi sono accorto dei miei sforzi per confezionarmi una realtà rassicurante, ma problematicamente povera. E che a furia di scansare pericoli e contraddizioni tendo a chiudere fuori la vita. Sto leggendo un libro che s’intitola Osare il coraggio civile. Ieri vi ho trovato la storia di un’insegnante che non se la sentiva di proporre al preside il progetto per un orto scolastico, perché era convinta che lui l’avrebbe respinto in malo modo. Dopo aver partecipato a diversi giochi di ruolo condotti dall’autore del libro, l’insegnante ha finalmente trovato il coraggio di presentare il progetto, riscontrando l’approvazione del preside e del collegio docenti. Ieri mi sembrava che l’insegnante fosse un po’ scema, oggi mi rendo conto di essere io l’insegnante.
Più De André meno Bob Dylan?