Non possiamo accogliere più nessuno a bordo. La barca è piena e rischia di affondare!
È un argomento che si sente avanzare spesso in riferimento al costo che l’afflusso di migranti ha comportato negli ultimi anni per le casse dei paesi europei. Per contribuire nel mio piccolo alla qualità del dibattito sono andato su internet. Partirei con un piccolo quiz in riferimento al caso italiano, che è quello che mi ha dato meno filo da torcere.
QUIZ
Quale percentuale della spesa pubblica italiane credete venga riservata all’accoglienza dei richiedenti asilo?
A pagina 29 di questo rapporto trovate la risposta.
Anche se si guarda alle più recenti stime proposte dal ministro dell’Economia Padoan, non mi pare che le proporzioni cambino radicalmente. C’è anche da chiedersi come mai, mentre queste spese scandalizzano tanto, non ci si preoccupi molto di spese militari la cui utilità viene contestata o del fatto che comunque si tratti di misere briciole rispetto alla ricchezza che viene sottratta ogni anno all’erario dall’evasione fiscale, che supera ampiamente i 100 miliardi di euro. Ma sto divagando.
È stato molto più complicato farsi un’idea di quanto costi l’emergenza alla Germania. Le cifre variano molto, probabilmente questo dipende dalla complessità dei calcoli e dai criteri che si utilizzano, si va dai 2,7, ai 7-55 in base a chi lo si chiede, ai 20 miliardi di euro (che corrisponderebbero al 1,4% della spesa pubblica tedesca). Di particolare interesse la ricostruzione alternativa dell’Express, secondo cui la “crisi immigratoria” costerà alla Germania più di 1000 miliardi di sterline, qualcosa come 1174 miliardi di euro, dice il mio convertitore online. Qui vorrei fare una breve digressione: come è possibile che i giornali possano lucrare impunemente sull’angoscia della gente, inventando di sana pianta dati che alimentano una mentalità paranoica che è la causa di gravi episodi di violenza? Vorrei una legge che imponesse all’Express e ai suoi complici di pagare una multa di 1174 miliardi di euro. Ma torniamo a noi e più in particolare alla Germania. Mi piacerebbe molto capire come mai un dato di così facile reperibilità per l’Italia sembri impossibile da assodare per la Germania. Ma, nonostante l’impossibilità di trovare dei dati univoci rispetto a quello che viene speso per l’accoglienza, la questione della possibilità di farsene carico non sembra impensierire gli esperti. Il presidente dell’Istituto tedesco per la ricerca economica ha definito la minaccia che le spese per i rifugiati finiranno per svuotare le casse dello stato come “populismo a buon mercato”.
I paragoni sono sempre una cosa delicata. Però per quello che ci riguarda merita fare cenno al fatto che in Europa ci sono relativamente pochi rifugiati, sia pro capite, che in relazione al PIL (a pagina 10 di questo rapporto). Con una semplificazione brutale: sembra che, sì, il Libano e la Giordania se lo possano permettere. Può essere che sia perché le condizioni in Europa sono diverse? Andiamo allora a vedere il caso della Svezia, che è il paese europeo con il più alto numero di rifugiati pro capite, oltre a essere noto per politiche – almeno fino a tempi molto recenti – particolarmente generose per i rifugiati. Secondo l’economista svedese Joakim Ruist “una politica di asilo generosa non rappresenta un peso significativo per l’economia”. Quindi ce la fa anche la Svezia.
Va poi considerato brevemente un argomento piuttosto noto e cioè che, a fronte di una popolazione europea declinante, è sbagliato concepire l’immigrazione come un fardello. Si tratta di una necessità. Secondo il presidente della Bundesbank Jens Weidmann all’economia tedesca mancheranno già nel 2020 un milione e ottocentomila lavoratori qualificati. Dove mai potremmo trovarli?
Se poi si guarda a studi più fiduciosi si vedrà che esistono anche economisti convinti che i richiedenti asilo si riveleranno per l’Europa una risorsa che frutterà all’economia il doppio di quanto le costa. A patto che il sistema di accoglienza sia all’altezza e che li si integri rapidamente nel mercato del lavoro (il che non significa che ci ruberanno il lavoro, ma di questo dirò un’altra volta). In sostanza: peggio gli accoglieremo, più ci costerà (a volte l’Italia si confonde e ce la mette tutta per lavorare in linea con quest’ultimo motto).
In conclusione voglio concedermi un po’ di demagogia, che cazzo. Sembra che per salvare le banche l’Europa abbia speso 800 miliardi di euro (per l’Express si trattava di un milione, ed erano triliardi). Per salvare quelle tedesche 250. Ok, ok, magari spendere tutti quei soldi pubblici per tamponare l’irresponsabilità dei giocatori d’azzardo cui demandiamo il compito di far fruttare il denaro sarà stato necessario, io non ne so niente. Però poi sembra che non ce la facciamo più ad arrivare alla fine del mese per colpa di gente che fugge dalla guerra o dalla miseria e che verosimilmente finirà per ripagare in tasse buona parte dei costi dell’assistenza. Ecco, non so voi, ma io sento puzza di capro espiatorio.