
Quando guardate una foto di questo tipo cosa pensate? C’è qualche elemento disturbante? A chi o cosa attribuite questa sensazione?
Credo di sapere cosa vi disturba perchè disturba anche me: non riusciamo ad abituarci ancora del tutto a vivere in un paesaggio (reale ma anche mentale) completamente e irreversibilmente cambiato dall’uomo.
Cerchiamo vie di fuga in qualche angolo di mondo ancora disgraziatamente sopravvissuto alla cementificazione e ci sentiamo in sintonia più o meno consapevole con quei pre-Romantici inglesi di fine Settecento che dipingevano paesaggi incantevoli che stavano per essere cancellati dai fumi della Rivoluzione industriale.
Credo che sia una sensazione comunissima che condividiamo con una buona fetta della popolazione mondiale. Eppure una piena coscienza collettiva sull’importanza di estendere, rafforzare e collettivizzare le misure di tutela e salvaguardia del paesaggio fatica ad emergere.
Non intendo solo il “non buttare la cartaccia per terra” che ci ripetono da bambini ma intendo estendere la consapevolezza comune che il paesaggio naturale e culturale è unico, è seriamente compromesso e deve essere tutelato di più. Può significare molte cose nella nostra vita di tutti i giorni ma tutte le iniziative (da organizzare gite nella natura con gli amici a battersi contro la costruzione della TAV, tanto per dire cose a caso), passano attraverso la coscienza che dobbiamo dedicare impegno, tempo e soldi alla tutela del paesaggio. Smettiamola ad esempio di dare per scontata la presenza di un museo e di meravigliarci del costo all’entrata. Può significare tanto altro e ognuno di noi può trovare il suo modo personale. Troviamolo! Certamente vorremmo un maggiore impegno anche da parte dei governi ma, come in altri campi, questo potrà venire solo a seguito di una presa di coscienza individuale.