Qualche giorno fa, nel tepore del salotto di famiglia, circondati di cuscini e gatti che ronfano, mia madre guarda il telefono e fa: “Sono esplose due bombe a Istanbul”. La mia reazione è stata viscerale e dura: “A che cosa ci serve saperlo? Perché ce lo hai detto? Che merda di informazione!”.
I miei familiari mi hanno guardato straniti. Rifiutare i giornali e considerare il TG come una forma di terrorismo è considerata una posizione troppo radicale, anche in contesti dove la politica è discussa con piacere.
Eccomi dunque qui, a spiegare perché credo che la cronaca nera andrebbe pesantemente scoraggiata*, e così tutti gli atteggiamenti morbosi che la stampa, per il proprio vantaggio a breve termine, incoraggia nel pubblico. È la coprofagia di cui parla Poppy Bergoglio di recente. Solo che la coprofagia al massimo crea alito cattivo e qualche problema in società, la cattiva stampa e la cattiva televisione hanno effetti ben più gravi.
(* sarebbe bello discutere del COME in maniera più articolata in un’altro post)
L’impatto è martellante: ogni giorno, su tutti i muri, su tutti i giornali, su tutti gli schermi, alla radio e sui telefoni siamo sottoposti a un flusso costante di omicidi, stupri, esplosioni, bombardamenti, crack finanziari, disastri ambientali, notizie di sport e pettegolezzi sui vip. Mi sembra inevitabile che questo danneggi profondamente la mente e la psiche.
Da un lato il risultato è una evidente normalizzazione della violenza. Dall’altro lato, forti emozioni negative inibiscono il ragionamento, attivando aree primordiali del cervello che competono con i lobi frontali.
Infine, la dieta schizofrenica che viene proposta dai mass media produce nel pubblico una chiara scelta: occuparsi del mondo reale, difficile da capire, amaro e indigesto, pieno di peli e di compromessi, “di armi e munizioni, di scheletri e di schifezze”, oppure dedicarsi al cibo sintetico e premasticato del mondo virtuale della televisione, dei gattini e delle tettone, dei videgiochi, della pornografia, delle droghe legali e non. Se la scelta è tra topi morti e meringhe di plastica, in effetti, anche io avrei pochi dubbi.
Così un po’ alla volta il legame con la realtà si attenua, anzi diventa una costrizione da fuggire. E guardiamo il risultato di qualche decennio di questo trattamento:
Abbrutiti da finzioni di violenza, davanti alla vera violenza siamo prima di tutto inerti, e quindi inermi.
Lontani dal mondo reale, siamo confusi, non sappiamo interpretare le cose che succedono né abbiamo la lucidità e la forza per farlo.
Spaventati dal futuro, preferiamo non pensarci, e rifugiarci in un confortevole mondo di distrazioni e consumi industriali.
È difficile non notare come ogni singolo punto concorra a creare quella che è condizione di fondo delle società occidentali oggi: subire il proprio tempo e volerlo fuggire, vivere con la paura di domani e il rimpianto di ieri.
Figure di carta che bevono nuovi pensieri
E fragili miti creati dal mondo di ieri
Disperdono giovani forze sottratte al domani
Lasciando distorte le menti e vuote le mani
Consumi la vita sprecando il tuo tempo prezioso
Raggeli la mente in un vano e assoluto riposo
Trascorri le ore studiando le pose già viste
Su schermi elettronici oppure su false riviste
E tieni le orecchie tappate agli inviti del suono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell’uomo
Deciso a sfuggire il tuo tempo che soffia e ribolle
Non abile a prendere il passo di un mondo che corre
Coraggio è soltanto una strana parola lontana
Tu cerchi rifugio in un pezzo di canapa indiana
Il sesso che prendi con facile e semplice gesto
Rimane ancora e di nuovo soltanto un pretesto
E ancora nascondi la testa alla luce del sole
Il sesso è scoperto però hai coperto l’amore
E tieni le orecchie tappate
agli inviti del suono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell’uomo
Fai parte di un gregge che vive ignorando il domani
E corri da un lato e dall’altro ad un cenno di cani
Il mito di un lupo mai visto ti ha fritto il cervello
E corri perfino se il branco ti porta al macello
E dormi nel centro del fiume che corre alla meta
E niente che possa turbare il tuo sonno di seta
Qualcuno ti grida di aprire i tuoi occhi nebbiosi
Ma tu preferisci annegare in giorni noiosi
Non senti che ti stanno chiamando con voce di tuono
E questa è una polvere grigia che cade sugli occhi dei figli dell’uomo.
December 21st, 2016 at 01:40
Tanto interessante quanto angosciante. Che scegliere fra topi morti e meringhe di plastica? O meglio, quanto ci vuole per capire che le meringhe di plastica non nutrono ma ci fanno morire di fame? Anzi, lo riusciamo a capire o l’orrore dei topi morti è tanto forte da impedirci di riconoscere il nostro progressivo avvelenamento?