Mi è stato fatto giustamente notare che il dubbio sistematico applicato alla collocazione del potere produce un brodo di coltura ideale per il complottismo. Ebbene, è venuto il momento di riconoscerlo. Esistono poteri occulti e privi di qualunque legittimazione democratica che godono di un’influenza enorme e che si battono strenuamente per ampliare il loro dominio. Per rendersene conto basta volgere lo sguardo alla considerazione che gli interessi di alcune potenti lobby incontrano presso le istituzioni europee. O all’indispensabilità del sostegno di grandi finanziatori per entrambi i candidati alla presidenza degli Stati Uniti. O ancora al fatto che alcuni degli spazi pubblici più importanti del mondo, quelli digitali, siano in mano all’arbitrio di interessi privati. Si tratta di temi fondamentali dell’epoca in cui viviamo e credo che sarebbe interessante concentrare l’attenzione su ognuno di essi. Soltanto l’idea mi stanca moltissimo, perciò preferisco coinvolgervi in un esercizio puramente teorico che non mi crei troppe complicazioni.
Quali sono le logiche cui rispondono questi poteri che tramano dietro le quinte? Sono tra loro in una relazione armonica o concorrenziale? Perseguono strategie di lungo termine (la conquista del mondo, la distruzione dell’umanità) oppure sono condizionati da imperativi impellenti (l’aumento dei dividendi degli azionisti, la remunerazione dei capitali)? Quali sono i loro veri obbiettivi?
È di fronte a queste domande che mi sembra che il pensiero complottista mostri delle crepe. Le fortissime tensioni e contraddittorietà che caratterizzano la contemporaneità si conciliano male con la presenza di un potere malvagio, del genere Matrix, che è responsabile del nostro tribolare. L’impressione di essere di fronte a uno sviluppo ingovernato (ingovernabile?) e per tutti minaccioso mi fa propendere per l’idea che tra le tante forze in conflitto il caos sia quella prevalente. Sono questioni profondamente diverse, ma le ragioni per cui non credo nella Cospirazione somigliano molto a quelle per cui non mi convince questa storia di Dio (con maiuscola deferenza nel caso che invece mi sbagli): entrambi corrispondono meglio al mio bisogno di ordine e significato che a come veramente mi appaiono le cose. Esiste un altro motivo di carattere procedurale per cui, nonostante riconosca l’influenza (pericolosamente crescente?) di poteri occulti e irresponsabili, mi sento così distante dal complottismo. Non vorrei cadere nelle maglie della legge di Godwin, ma il processo per cui si conoscono i responsabili del Male senza essere in possesso di prove non è troppo diverso da quello con cui lo si attribuisce alla perversione del giudaismo internazionale.
Qui emerge però un problema che per me è fondamentale e di cui abbiamo già discusso in altre occasioni. Dire che, sì, esistono dei poteri oscuri, spregiudicati e antidemocratici, ma che, no, non sono responsabili di ogni male, è molto meno efficace che bandire una bella crociata. Più in generale “sì, ma…” è una posizione più debole rispetto alla divisione del mondo in bianco e nero. Forse perché le semplificazioni alimentano la speranza che, una volta sconfitti i cattivi, la pace e la giustizia finalmente regneranno. Forse anche per altre ragioni. In ogni modo credo che questa esigenza di semplificazione contribuisca all’attuale ascesa dei populismi. La riflessione che vorrei proporre è: possiamo batterli con le loro stesse armi? È possibile creare un linguaggio semplificato in cui trasmettere la complessità? Oppure: esiste la possibilità di rifiutare un agone che vedrebbe i nostri argomenti soccombere e sovvertire le regole del gioco? Può la debolezza trasformarsi in una forza? –credo che continui