Qualche giorno fa ho scritto un post sull’elezione di Trump che ho deciso di non pubblicare. Probabilmente la cosa che più mi lasciava più insoddisfatto era lo stile, così scontato e impersonale.
La consuetudine a nascondere le mie lacune o anche la mia stessa esistenza, che negli ultimi anni mi è sembrata particolarmente appropriata, stride troppo con il dubbio categorico e la grande professione di ignoranza cui mi volevo dedicare. Nell’articolo constatavo la contraddittorietà delle reazioni che il voto degli americani ha suscitato tra i miei interlocutori abituali, che spaziavano dalle varie declinazioni del “tanto peggio, tanto meglio” al catastrofismo più oscuro, compiaciuto o disperato. Ma quello che più mi spiazzava era la mia incapacità di collocarmi in qualche punto di questo spettro in modo ben argomentato, oltre che l’impressione che si tratti di un problema generale (confermate?). In particolare mi sembra di non avere elementi sufficienti per dare un giudizio serio sulla distribuzione del potere/dei poteri (Trump ha le mani libere?) e sul grado di controllo che questo/i esercita/no sulla realtà (c’è qualcuno che sa cosa sta succedendo oppure le cose si fanno da sole?). Eppure io leggo! Io leggo tutto il tempo, cazzo! Al di là di ogni considerazione sarcastica, si pone per me il problema della qualità delle mie fonti di informazione, che mi sembrano carenti soprattutto dal punto di vista delle capacità interpretative. Inoltre sento la mancanza anche di un tessuto di riferimenti culturali (anche portatori di tesi concorrenti) sufficientemente condiviso, stabile e affidabile. Senza dubbio si tratta di un progresso rispetto a un insieme di riferimenti culturali basati sull’ideologia, che sì permette un’interpretazione lineare e condivisa del mondo, ma al prezzo di semplificazioni della realtà che sono rozze e manichee. Però, ecco, spesso mi pare di volteggiare in una specie di vuoto in cui diventa difficile definire le mie stesse priorità esistenziali (ha senso dedicarsi alla cura del proprio giardino privato? Ha senso l’impegno al di fuori di esso?). Quindi ecco una prima proposta per questo blog: costruire, mettendo in comune risorse ed esperienze, un insieme di riferimenti interpretativi che sia plurale e contraddittorio, ma allo stesso tempo condiviso e stabile. – forse continua –